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Promoto
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mwbqFlavio Promoto (latino: Flavius Promotus; ... – settembre 392) è stato un generale e politico romano che operò a cavallo del 390; ottenne due vittorie di rilievo contro i barbari che premevano sulle frontiere dell'impero. Si scontrò con il potente Rufino e per questo motivo fu ucciso.

Contents

Note

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Biografia

Nel mwea386 era mweqmwegmagister peditum ("comandante della fanteria") in mwewTracia nel mwfa386, quando il comandante mwfqostrogoto mwfgOdoteo (o Edoteo) cercò di penetrare con un ingente esercito di mwfwGrutungi attraverso la frontiera: in questa occasione Promoto prese l'iniziativa e attaccò gli Grutungi sia con l'mwgaesercito che con la mwgqflotta fluviale, facendone strage. Accadde infatti che, dopo aver disposto il proprio esercito lungo il mwggDanubio per rallentare l'avanzata nemica, Promoto raccolse alcuni uomini del proprio esercito che parlavano la lingua dei barbari e li inviò presso il campo nemico; qui gli inviati di Promoto finsero di voler tradire e consegnare agli Ostrogoti il comandante romano dietro il pagamento di una grossa somma. Pattuita la cifra e ottenuto un anticipo della somma, concordarono che gli Ostrogoti dovessero operare un attacco fluviale notturno, poi tornarono da Promoto e riferirono la cosa. Promoto dispose l'esercito lungo il fiume, in modo che non vi fosse possibilità di scampo, poi, disposte le navi su tre file, ordinò ai propri vascelli di speronare le zattere degli Ostrogoti mentre cercavano di traghettare l'esercito barbaro attraverso il fiume. Vi fu una grande strage, con cadaveri che galleggiavano sul fiume; gli Ostrogoti che scampavano all'annegamento giungendo sulla riva, trovavano l'esercito romano ad aspettarli. Sconfitto l'esercito ostrogoto, i soldati di Promoto catturarono le donne e i bambini del nemico. Promoto avvisò allora l'imperatore mwgwTeodosio I, il quale con doni convinse i pochi sopravvissuti a passare dalla sua parte, per aiutarlo nella guerra contro l'usurpatore mwhaMagno Massimo.cite-ref-1[1] Questa vittoria fu di un certo rilievo, se mwiqClaudio Claudiano la citò nel suo mwigPanegirico all'imperatore mwiwOnorio e se viene citata nei mwjaConsularia constantinopolitana, anche se, in entrambi i casi, non viene fatto il nome di Promoto.cite-ref-2[2]

Nel mwkg388 Teodosio nominò Promoto mwkwmwlamagister equitum ("comandante della cavalleria"), in occasione della guerra contro Massimo.cite-ref-3[3] Nel mwmq389 Promoto esercitò il mwmgconsolato assieme al mwmwmagister peditum mwnaTimasio.

Nel mwng391 Teodosio si scontrò con i barbari, riportando una vittoria; i suoi soldati, però, si diedero al saccheggio del campo nemico, invece di inseguire i fuggitivi, i quali si riorganizzarono ripiombando sui Romani disorganizzati e ubriachi, facendone strage e mettendo in pericolo l'imperatore stesso, che fuggì. Teodosio incrociò allora Promoto che sopraggiungeva, richiamato dal suo imperatore, il quale suggerì a Teodosio di mettersi in salvo e di lasciargli il compito di punire i barbari: precipitatosi sul nemico, lo colse di sorpresa durante la notte e ne fece strage.cite-ref-4[4]

Promoto e Timasio entrarono in conflitto con mwpaFlavio Rufino, il mwpqmagister officiorum di Teodosio, che era anche il collaboratore preferito dell'imperatore. Durante una discussione in un consiglio, Rufino insultò Promoto, il quale lo schiaffeggiò; Rufino si lamentò presso Teodosio, il quale affermò che se le cose non fossero mutate avrebbe nominato Rufino co-imperatore. Approfittando del favore dell'imperatore, Rufino consigliò a Teodosio di inviare Promoto in Tracia, ad occuparsi dell'addestramento delle truppe. Ad accompagnare Promoto al suo nuovo comando erano alcuni barbari, che segretamente si erano accordati con Rufino: all'improvviso questi assalirono Promoto e lo uccisero. Era il settembre mwpg392.cite-ref-5[5]

Secondo lo storico mwraZosimo, Promoto era «un uomo incurante della ricchezza, che si era comportato in maniera corretta verso lo stato e gli imperatori».cite-ref-6[6] Lasciò una vedova, Marsa, e due figli, che furono allevati con quelli di Teodosio.cite-ref-7[7] Possedeva una casa a mwtqCostantinopoli,cite-ref-8[8] sul luogo della quale nel 404 era stato costruito un monastero goto.cite-ref-9[9]

Note

cite-note-11. Zosimo, iv.35.1; iv.38.2-5; iv.39.
cite-note-22. Christensen, Arne Søby, mwxwCassiodorus, Jordanes and the History of the Goths: Studies in a Migration Myth, Museum Tusculanum Press, 2002, ISBN 8772897104, pp. 213-214.
cite-note-33. Zosimo, iv.45.2.
cite-note-44. Zosimo, iv.49.
cite-note-55. Zosimo, iv.51.
cite-note-66. Zosimo, iv.51.3, traduzione di Fabrizio Conca, mwbqStoria nuova, BUR, 2007.
cite-note-77. Zosimo, v.3.2.
cite-note-88. Zosimo, v.3.5.
cite-note-99. Giovanni Crisostomo, mwdwEpistole, 207.

Bibliografia

• mwewZosimo, mwfaStoria nuova
• mwfgClaudio Claudiano, mwfwIl consolato di Stilicone, i.94-103.